Nel 2008 l'ufficio del turismo del Queensland dedie di promuovere le isole della Gran Barriera corallina australiana che soffrono in particolar modo della recessione economica.
Una semplice idea di grande impatto, rilevante, richiama - con un investimento molto basso - l'attenzione del mondo su queste isole tropicali.
Un'idea virale per tutto il web e di sicuro engagement con il pubblicico giovane al quale ci si rivolge.
Viene annunciata la ricerca di un curatore per l'isola di Hamilton del Queensland.
L'annuncio in relazione al lavoro recita:
"BEST JOB IN THE WORLD: sei mesi be retribuiti (110.000 US$)" in un cottage sul mare , più piscina ed iscrizione a un golf club, con l'unico incarico di raccontare lo splendore di uno stile di vita unico in un paradiso. Il curatore deve nuotare, fare snorkelling e amicizie, conoscere il cibo locale, tutto da raccontare al mondo su un blog, con aggiornamenti video continui, interviste e un diario fotografico.
La notizia del reclutamento raccoglie 50 milioni di pagine web viste in 2 mesi, 35.000 candidati;
I sei finalisti partecipano ad un web reality show sull'isola, con prove sportive e di capacità comunicativa; vince un britannico, il signor Southhall, intervistato dai mass media globali.
L'idea del reclutamento raccoglie audience prima (la ricerca), durante (la selezione) e dopo (il lavoro).
Una cerimonia media che coinvolge tutti in una favola moderna (di evasione anti-depressiva) e porta turismo nelle isole del Queensland.
Tratto da: "La Strategia in Pubblicità" di Marco Lombardi.
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lunedì 15 febbraio 2016
Il Miglior lavoro al Mondo, quando la pubblicità funziona
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giovedì 11 febbraio 2016
Gli imperdibili interventi di Guido Sperandio
Guido Sperandio La storia pubblicitaria della Olivetti è particolare, come particolare era del resto, la concezione della stessa azienda, dominata dalla filosofia del mitico Adriano.
Certo, nella sua particolarità di prodotto e aziendale - costituisce un fatto isolato nel panorama della comunicazione del tempo. Epoca in cui stavano affermandosi anche in Italia l'advertising e le agenzie anglosassoni, ambasciatrici e scuole di marketing e comunicazione idonea ad affrontare il mercato di massa.
Da parte italiana per molto tempo la comunicazione è stata affidata all'architetto che progettava il prodotto o alla grafica cosiddetta svizzera, dove i criteri estetizzanti prevalevano sullo scopo della comunicazione che doveva invece essere mirata e su presupposti di marketing.
Prevarrà col tempo, sebbene lentamente, il marketing.
Ottima battuta.
Anche se realtà poco italiana. Dove la confusione arriva senz'altro al 99,9 %. Quando lavoravo in agenzia mi stupivo di vedere alla fine stampato effettivamente l'annuncio. E circa quel 15 % di commissione... sfido a trovare l'agenzia italiana che li percepisca. Ci sono agenzie che in tempi insospettabili erano arrivate addirittura al baratto.
Guido Sperandio Suppongo che tanta ardita creatività si fondi sul minimo di uno straccio di marketing e mi viene la curiosità di sapere a quale segmento di pubblico intendano rivolgersi.
Femminile, dalle reazioni citate, non sembra.
A meno che... il segmento non sia rappresentato da un pubblico di koala. Emoticon smile
Vuoi vedere che i koala sono tra noi e nessuno, neanche la CIA, se n'è accorto? Emoticon smile
Femminile, dalle reazioni citate, non sembra.
A meno che... il segmento non sia rappresentato da un pubblico di koala. Emoticon smile
Vuoi vedere che i koala sono tra noi e nessuno, neanche la CIA, se n'è accorto? Emoticon smile
Ma che cosa ti è capitato mai di leggere? M'incuriorisce! Emoticon smile Curiosità a parte, devo però dire che se il profilo del consumatore coincide con la tappezzeria vivente rappresentata da questo Dio (Fedez derivato di Fede?) e il motto è: "Fuori è magnifico sì ma tu un po' di più" come ho la sventura di leggere nell'immagine... Non so se è meglio di "E i fu, siccome immobile..."
Invecchiamento romanzi: sì, è vero. Tempo fa, mi sono buttato a leggere Melville, e ho desistito. Prosa ineccepibile, se analizzata, ma impatto generale disastroso Emoticon smile
16 gennaio
Guido Sperandio Condivido la validità creativa del concept, però effettivamente - come nota Saverio Monda, l'occhiata veloce - che è poi quella del pubblico e sempre che quest'occhiata ci sia - mi ha associato l'annuncio al mondo tout court dell'auto, lungi da me pensare a un funeral service. Il tutto è abbastanza ermetico. Forse una rielaborazione più "coraggiosa" (leggi: chiara) gioverebbe.
16 gennaio
La Lettera 22 ha scritto l'ultimo degno capitolo della Grande Letteratura Italiana nonchè del giornalismo (vedi Montanelli & Co).
Guido Sperandio Grazie, Frank Maria de Feo, della spiegazione. Io non ci pensavo minimamente alla contrapposizione regionale e il tuo commento mi ha illuminato.
Io mi limitavo a una battuta dato che si parlava di... piselli. La mia battuta non era senz'altro un granchè brillante e veniva fin troppo facile. Ma parlando seriamente trovo che se gli ortaggi sono coltivati effettivamente in un certo posto piuttosto che in un altro, e il messaggio è garantire una provenienza nazionale e non che so, cinese (la quale esiste, eccome e da anni, per pomodori e mele), ebbene che male c'è?
Io mi limitavo a una battuta dato che si parlava di... piselli. La mia battuta non era senz'altro un granchè brillante e veniva fin troppo facile. Ma parlando seriamente trovo che se gli ortaggi sono coltivati effettivamente in un certo posto piuttosto che in un altro, e il messaggio è garantire una provenienza nazionale e non che so, cinese (la quale esiste, eccome e da anni, per pomodori e mele), ebbene che male c'è?
14 gennaio alle ore 23:59
Con tutto il rispetto per il grande David è una frase molto azzardata. Perchè il co.... potrebbe invece essere proprio il Lui della situazione... marito o altro Emoticon smile
11 gennaio
Guido Sperandio Mi suona ironico, ma la vera ironia è che probabilmente quel tizio quelle cose le pensa e le ha dette seriamente Emoticon smile
11 gennaio
Guido Sperandio Perfetta sintesi... che non sempre il committente tiene a mente. Sintesi per un buon piano media, cui non è meno importante l'affiancare anche una sana copy-strategy. Punti per partire bene, a premessa di quella grande incognita che è la creatività, già, la fata morgana della situazione Emoticon smile
10 Gennaio
Guido Sperandio Seguela viene buon ultimo, i cardini sono Ogilvy e Bernbach, anche se le vere scuole di pubblicità sono state Lintas (house agency di Unilever) e la Procter & Gamble.
Cambiano i media, ma i concetti base restano gli stessi, la natura umana non variando Emoticon smile (non varia dal tempo degli antichi Roamani!)
Cambiano i media, ma i concetti base restano gli stessi, la natura umana non variando Emoticon smile (non varia dal tempo degli antichi Roamani!)
Troppo buono Emoticon smile Comunque, tutta la Pubblicità italiana è nata in quegli anni Sessanta, per la precisione, se vogliamo, nel corso dei C inquanta. Con Milano, per molto tempo, epicentro. Prima c'era la cosiddetta "propaganda", c'erano i manifesti (affiches) e la reclame. I modelli erano... sulla scia dei Toulouse Lautrec!!!! E la propaganda aveva i suoi ascendenti nel regime, fascista, praticamente unico committente. Tra le eccezioni Boccasile e Dudovich (Boccasile, il manifesto Motta, la confezione incastrata nel seno prorompente di una florida matrona .-) )
Guido Sperandio Ma esistono prodotti "stupidi"?
Se stupidi lo fossero, nessuno ci metterebbe soldi e fatica per produrli e venderli.
Stupidi lo saranno per certuni, ma non per chi li compra Emoticon smile
Sono d'accordo con te, nel considerare dal PUNTO DI VISTA DEL PUBBLICITARIO. Certo, il pubblicitario che valuti un prodotto più facile da pubblicizzare rispetto ad altri... rischia la buccia di banana Emoticon smile
5 gennaio
da Guido Sperandiorandio: Ringrazio Frank Maria de Feo per avermi citato in Fatti (Scuola) di Pubblicità [https://www.facebook.com/groups/fattidipubblicita/permalink/623447171129566/]..
Non conosco personalmente Frank, ma è evidente che condividiamo il virus di quella cosa aborrita e infame e fasulla che è la Pubblicità.
Non conosco personalmente Frank, ma è evidente che condividiamo il virus di quella cosa aborrita e infame e fasulla che è la Pubblicità.
Nota: Per puntualità di cronaca, la citazione in questione è ripresa dal mio ebook «VITA DA COPYWRITER - Splendori e miserie», reperibile su Amazon e praticamente su tutti gli altri vari store online.
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